Massimo Onofri – Il Blog

Drone contro essere umano: chi vince la sfida? Scoprilo in questo video

Un drone pilotato da uno scienziato e uno che si muove grazie all’intelligenza artificiale devono superare una prova a ostacoli

Un team di ingegneri del Jet propulsion laboratory della Nasa, un percorso con barriere e ostacoli da superare e due droni: uno capace di librarsi in volo in totale autonomia, grazie all’intelligenza artificiale, l’altro telecomandato da un esperto di velivoli senza pilota. Chi raggiungerà per primo il traguardo?

Scopritelo in questo breve video con entrambe le performance della sfida, frutto di un lavoro di ricerca di due anni finanziata da Google.

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A cosa serve l’intelligenza artificiale in medicina?

L’intelligenza artificiale può aiutare ad elaborare cure personalizzate, ma anche aiutare i radiologi ad effettuare diagnosi più accurate

Permettere una cura personalizzata per il singolo paziente. Fornire ai medici dati che aiutino a prendere decisioni. Queste secondo Fulvio Marchetti, partner di Laife Reply, le applicazioni dell’intelligenza artificiale in campo medico.

“La profilazione di un paziente con dati che provengano dalle cartelle cliniche, così come dalla sensoristica indossabile e ambientale, consente l’elaborazione di una cura personalizzata”, ha spiegato al Wired Health, “riducendo anche il rischio clinico e l’impiego di risorse non necessarie”. Non solo. “I dati possono essere utilizzati anche per un’analisi prospettiva, il machine learning consente di conoscere meglio una popolazione e supporta il medico nella fase decisionale”.

Insieme a lui, sul palco allestito a Base Milano, anche Paolo Poggi, responsabile del servizio centrale di Diagnostica per immagini alla ICS Maugeri. “Credo che a essere vincente sia una combinazione dell’intelligenza artificiale con quella umana.

Parafrasando Bertala Meskò, il radiologo che utilizzerà l’AI rimpiazzerà quello che non la utilizza”.

Poggi sta lavorando ad un progetto dedicato allo screening per il cancro alla mammella. “Le macchine ci aiutano nell’identificazione di lesioni precancerose, stanno cominciando a fornirci delle informazioni”, ha aggiunto, “lavoriamo ad un modello di training incrementale, ricorsivo e basato sull’autoapprendimento”. Dove i radiologi lavorano insieme agli sviluppatori per “affinare il processo di valutazione”. Con l’obiettivo di individuare, grazie all’intelligenza artificiale, “delle lesioni che altrimenti ci potrebbero sfuggire”.

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Per Invitalia gli investimenti si faranno con intelligenza artificiale

Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, di proprietà del Ministero dell’Economia, ha avviato un concreto percorso di trasformazione digitale assieme a Microsoft.

L’obiettivo è semplificare i processi interni e migliorare la qualità e la rapidità dei servizi per la concessione degli incentivi alle imprese.

Invitalia potrà avvalersi della consulenza di Microsoft per rinnovare la propria infrastruttura tecnologica e adottare tecnologie di cloud e intelligenza artificiale per ottimizzare l’iter di valutazione ed erogazione dei finanziamenti nel segno di una maggiore rapidità e sicurezza.

L’obiettivo è permettere agli utenti di interagire più facilmente con la piattaforma informatica dell’Agenzia per richiedere le agevolazioni, conoscere in tempo reale lo status della propria domanda di finanziamento e per partecipare agli eventi nei quali Invitalia orienta i potenziali beneficiari e spiega il funzionamento degli incentivi.

La maggiore attenzione alla gestione e analisi dei big data consentirà a Invitalia un’elaborazione più efficace delle informazioni e una maggiore proattività nell’individuare i target più adatti ai singoli incentivi.

Un centro di competenza cloud per lo scouting sul territorio

Nell’ambito del protocollo d’intesa, Invitalia e Microsoft creeranno un Digital Lab, un centro di competenza per realizzare su cloud una piattaforma utile all’Agenzia per svolgere azione di scouting sui territori ed eseguire analisi capaci di valutare la qualità e l’impatto delle misure adottate.

Microsoft metterà a disposizione i propri esperti e digital advisor per definire le strategie necessarie a sviluppare servizi, avviare test tecnici e creare progetti pilota. Contestualmente i tecnici di Invitalia avranno l’opportunità di frequentare percorsi di formazione professionale nei centri Microsoft di Bruxelles, Redmond o Milano.

Invitalia userà le soluzioni di collaborazione, i sistemi gestionali e Crm Microsoft 365 e Dynamics 365 e la piattaforma cloud Azure, beneficiando dei tool di analisi, degli strumenti di machine learning e delle funzionalità di intelligenza artificiale integrate, usanto un’infrastruttura scalabile per gestire in modo flessibile i picchi legati alle campagne per gli incentivi.

Domenico Arcuri, Amministratore delegato di Invitalia e Silvia Candiani, Amministratore Delegato di Microsoft Italia

L’articolo Per Invitalia gli investimenti si faranno con intelligenza artificiale è un contenuto originale di 01net.

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Riconoscere monumenti e prodotti in vetrina con una foto: l’app piace agli investitori

Approfondimenti

L’idea innovativa di riconoscere monumenti e prodotti esposti in vetrina attraverso una foto piace agli investitori: è così che Getcoo, startup di Villanova di Bagnacavallo che nasce da un’idea dei fratelli Stefano e Claudio Berti e da un team di altri cinque under 40 esperti in beni culturali e nuove tecnologie, ha lanciato una campagna di ‘equity crowdfunding’. Dopo sole quattro ore è stato infatti raggiunto l’overfunding, con la raccolta di oltre 70mila euro, mentre in meno di 24 ore sono stati superati i 150mila euro, obiettivo massimo che si era prefissata la startup. Sono state decine e decine le persone che hanno creduto nella ‘computer vision made in Italy’, decidendo di investire nell’azienda. La campagna si è chiusa il 7 maggio, dopo solo 19 giorni (invece che 60) e più di 230mila euro raccolti.

“Sempre più spesso si parla di intelligenza artificiale, la nuova frontiera dell’ingegno umano che velocizza e perfeziona processi produttivi d’azienda e permette di vivere con più coinvolgimento e meno stress le nostre esperienze quotidiane – spiega Stefano Berti, Ceo di Getcoo – E noi ci occupiamo proprio di intelligenza artificiale, avendo sviluppato una tecnologia proprietaria di ‘computer vision’ basata su intelligenza artificiale denominata Dart (Direct Acquisition and ReTrieval), che identifica categorie e specifici oggetti in modo automatico. È una soluzione applicabile a molteplici settori e può dunque affrontare mercati ancora inesplorati dai competitor”.

I fondi raccolti saranno impiegati nell’ulteriore sviluppo del progetto di computer vision dell’app, che opera già nel mercato industriale e manifatturiero, nel retail della moda per l’identificazione di prodotti esposti in vetrina e nel settore culturale e artistico con l’app turistica Getcoo Travel, che con una foto riconosce monumenti e opere d’arte e fornisce le relative informazioni. La startup è attualmente incubata al Parco Tecnologico Torricelli di Faenza, con una seconda sede operativa a CreSco (spazio di coworking di Ravenna).

Gallery

Source

http://www.ravennatoday.it/cronaca/riconoscere-monumenti-e-prodotti-in-vetrina-con-una-foto-l-app-piace-agli-investitori.html

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INTELLIGENZA ARTIFICIALE: PROSPETTIVE E VANTAGGI

Dalla logistica (58%), ai servizi finanziari (45%) all’automotive (36%): per un manager su 2 (51%) l’intelligenza artificiale può creare business e portare vantaggi in diversi ambiti. Tuttavia il 59% dei soggetti monitorati riscontra – nelle aziende e nei lavoratori – una certa impreparazione nell’affrontare le sfide dovute all’avvento delle nuove tecnologie. Le prime si trovano a fare i conti con la riorganizzazione strutturale (34%) e la formazione delle risorse (29%), due principali conseguenze dell’introduzione e utilizzo dell’intelligenza artificiale. I lavoratori invece hanno davanti l’opportunitĂ  di evolvere competenze e abilitĂ  (32%) e di imparare a lavorare insieme alla tecnologia (29%). E in questo quadro, secondo i manager, un ruolo focale deve svolgerlo anche il Legislatore, principalmente nello stabilire regole eque senza frenare la spinta a innovare (37%). E’ quanto emerge da uno studio promosso dal K&L Gates Legal Observatory in occasione del convegno “Le nuove tecnologie al servizio dell’impresa” condotto con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 3.000 manager in Italia monitorando forum, gruppi di discussione e community web sui maggiori social network – Linkedin, Twitter e Facebook – per analizzare il rapporto tra aziende, lavoro e intelligenza artificiale. “Non v’è dubbio che stiamo attraversando un’epoca di trasformazioni tecnologiche molto simile alla seconda rivoluzione industriale” – spiega l’Avv. Roberto Podda, Partner dello Studio K&L Gates e responsabile del dipartimento di diritto del lavoro – Emergono nuove istanze ed urgenze dal mondo del lavoro, direttamente indotte dall’impatto delle nuove tecnologie sul ruolo dei lavoratori e sul rapporto tra costoro e i datori di lavoro e committenti, decisamente piĂš liquido e discontinuo rispetto al passato. Il legislatore è quindi chiamato ad accompagnare questo cambiamento, proponendo l’adozione di strumenti al passo con i tempi, che superino l’ormai stantio dibattito tra lavoro subordinato ed autonomo e che evitino il deflagrare di un nuovo conflitto sociale 4.0 che sarebbe difficilmente governabile. I temi piĂš urgenti da affrontare? Assicurare ai lavoratori una continua riqualificazione professionale ed assisterli, quando necessario, nel processo di ricollocazione. Ed ancora: di fronte al tramonto dei tradizionali istituti di protezione sociale, promuovere l’introduzione di strumenti (quali, per esempio, le umbrella companies di origine anglosassone) in grado di assicurare un minimo di coperture assistenziali e di continuitĂ  nel reddito, senza gravare sulle imprese e sulla collettivitĂ â€. Che valore dĂ  alle nuove tecnologie? Per il 51% dei manager, se integrate all’interno di una strategia aziendale funzionale e di lungo periodo, possono portare senza dubbio business e vantaggi competitivi sul mercato. Il 19% dei soggetti ritiene che siano un treno imperdibile per non restare indietro e avere maggiori chance future. Il 15% poi ritiene che possano contribuire a migliorare un servizio o un prodotto nell’interesse del consumatore finale, ovvero rispondere in maniera adeguata alle esigenze del mercato fidelizzandolo. Solo il 12% le reputa un rischio sia per il business che per il lavoro. Dove possono essere maggiormente efficaci? Per il 57% è la logistica l’ambito che piĂš può beneficiarne, soprattutto nell’ottica di rendere piĂš efficiente la gestione dei magazzini e collateralmente le operazioni di trasporto. A seguire troviamo i servizi finanziari (45%), nella misura in cui l’intelligenza artificiale può dare un contributo in termini di sicurezza, semplificazione e contrasto alle frodi. Il 36% indica il settore dell’automotive, specie per tutto ciò che è legato allo sviluppo di una mobilitĂ  futura senza conducenti. Un quarto dei soggetti monitorati (26%) ritiene che l’intelligenza artificiale possa aiutare il comparto manifatturiero nei processi produttivi come ad esempio l’assemblaggio di precisione e, infine, il 18% indica la sanitĂ  il territorio in cui grazie alle nuove tecnologie, si possa velocizzare il lavoro dei medici anche a vantaggio della salute dei pazienti. Quali sfide affrontano o affronteranno le aziende nel loro rapporto con le nuove tecnologie? Al primo posto troviamo la prospettiva di una forte riorganizzazione strutturale (34%) quale conseguenza dell’introduzione e dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale  all’interno del contesto lavorativo. Emerge di conseguenza anche il bisogno di formare i dipendenti alla piena integrazione con la macchina (29%), attivitĂ  educativa che, per certi versi, può anche essere vista come propedeutica alla riqualificazione del lavoro (21%). Infine il 15% ritiene che le aziende saranno sempre piĂš chiamate a rispettare i contesti regolatori in ambiti come la tutela della privacy. Per quanto riguarda i lavoratori, invece, quali sono le sfide future? Il 32% dei manager ritiene che quella piĂš impegnativa sia l’apprezzamento dell’opportunitĂ  di vedere evolvere le loro competenze e abilitĂ . Implicito a ciò segue la sfida della disponibilitĂ  a imparare a lavorare con le nuove tecnologie (26%) e a iniziare a ragionare in termini di maggiore flessibilitĂ  (21%). Infine il 19% pensa che la difficoltĂ  principale che i lavoratori dovranno affrontare sarĂ  il dover pensare oltre lo schema della mansione prestabilita, ovvero andare oltre lo storica concezione del ruolo. Alla luce di ciò, aziende e lavoratori sono preparati ad affrontare l’intelligenza artificiale e tutto ciò che ne consegue? La prospettiva sembra essere negativa per il 59% dei manager indagati: il 24% ritiene infatti che esista una diffuso scetticismo soprattutto verso la gestione della transizione, mentre il 35% nota un atteggiamento poco proattivo nell’aprirsi al cambiamento. Il 21% si mostra moderatamente ottimista per via degli investimenti in innovazione e formazione che le aziende stanno iniziando a prevedere. Appena il 18%, invece, non è preoccupato di tutto ciò, perchĂŠ ha verificato direttamente o indirettamente che è giĂ  ben consolidato un approccio strategico di aziende e risorse all’utilizzo delle nuove tecnologie. In questo quadro qual è il ruolo attributo al Legislatore? Per il 37% dei manager l’attore pubblico è fondamentale nello stabilire regole che diano equitĂ  senza però mettere un freno all’innovazione. Il 23% invece ritiene che debba farsi garante di un compito che dia coordinamento e omogeneitĂ . Il 20% pensa che il Legislatore debba  essere in grado di identificare proattivamente i lavori che piĂš saranno coinvolti grazie all’avvento dell’intelligenza artificiale e, in conseguenza di ciò, assicurare programmi di riqualificazione dei lavoratori (19%).

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Con iREALTORS l’agenzia immobiliare è completamente digitale

Nasce l’app iREALTORS, un nuovo strumento che permette di sfruttare i vantaggi della tecnologia per il settore immobiliare. Gli agenti su tutto il territorio nazionale potranno usufruire dell’applicazione mobile disponibile per i sistemi iOS, Android e via browser, ottenendo una gestione nettamente più rapida delle pratiche.

iREALTORS fornisce un servizio di back office agli agenti immobiliari in grado di generare automaticamente tutti i documenti per lo svolgimento della loro attività. Infatti l’app consente di sottoscrivere le pratiche, i contratti e ogni documento che lo richieda tramite firma digitale, senza l’ausilio di stampanti e archivi cartacei. Grazie all’accordo con società leader in Europa per certification authority, le firme digitali generate tramite iREALTORS, hanno piena validità legale.

L’agente riceve i file firmati automaticamente via email e in un archivio cloud personalizzato, dal quale può scaricarli in qualunque momento. L’app inoltre rende disponibili varie tipologie di moduli necessari nell’ambito delle trattative immobiliari: dal foglio visita al compenso di mediazione, dall’incarico di vendita alla proposta d’acquisto, al preliminare di compravendita e alla proposta di locazione.

iREALTORS provvede anche alla registrazione dei contratti presso l’Agenzia delle Entrate. Come per gli altri moduli, si compila il contratto con i dati del contraente per procedere poi alla loro validazione tramite firma digitale. Questa può essere apposta in due modalità: in locale, se il cliente firma direttamente sul proprio tablet o smartphone, oppure remota nel caso in cui il cliente riceva una e-mail per procedere alla sottoscrizione. In entrambi i casi viene inviato un Sms.

iREALTORS semplifica e velocizza attività di routine come la richiesta di visure, bilanci e planimetrie: compilando un breve form, l’agente riceverà in poche ore e via email i documenti richiesti.
E’ inoltre possibile richiedere speciali polizze assicurative dedicate al settore immobiliare, bastano infatti pochi click per ottenere un preventivo personalizzato.

L’app è dotata della funzione Calendario che ha lo scopo di avvisare l’agente immobiliare dell’imminente scadenza relativa a suoi incarichi, così da permettergli di ricontattare i clienti e proporre rinnovi o altre attività utili per lo sviluppo del business.

Il download dell’App è gratuito, l’utilizzo è possibile con abbonamento in base a due opzioni: si può scegliere fra licenza singola e licenza enterprise con accesso fino a dieci utenti contemporaneamente.

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Come stanare terroristi e criminali con l’aiuto dell’intelligenza artificiale

Il terrorismo non si sconfigge solamente con le armi, ma anche servendosi dei bit. L’intelligenza artificiale costituisce infatti un nuovo strumento per la lotta al crimine organizzato e ai network del terrore. L’analisi automatica dei big data, la capacità di prevedere i comportamenti di gruppi di persone, la mappatura delle relazioni di un network criminale, sono esempi di una nuova forma di lotta all’illegalità che si spinge fino a individuare le probabilità di arruolamento nei network terroristici.

Ernesto Savona, professore di criminologia alla Cattolica di Milano e Direttore del centro studi internazionale Transcrime, è il coordinatore del progetto europeo Proton, nato con lo scopo di analizzare i processi che favoriscono il reclutamento all’interno delle organizzazioni criminali e terroristiche. Il programma, «nato quasi per caso durante un viaggio in aereo», come spiega lui stesso, oggi è cresciuto perché rispondeva a una necessità precisa. Finanziato dall’Unione Europea nell’ambito di Horizon 2020, coinvolge attualmente 21 partner di 10 Paesi, ed è co-diretto, oltre che da Milano, anche dall’Università ebraica di Gerusalemme che studia la parte dedicata al terrorismo.

L’obiettivo è di costruire un modello di simulazione che permetta di capire quali sono gli effetti che determinate politiche possono avere sui percorsi di reclutamento. «Sulla base dei risultati costruiremo un tool informatico che permetterà alle polizie o ai decisori politici di prevedere cosa avviene a seguito delle loro scelte».

Usa: intelligenza artificiale Google per progetto Pentagono

L’analisi del contesto sociodemografico, lo studio delle etnie presenti, i fattori economici, sono tutti elementi che entrano nell’analisi informatica per capire cosa può accadere. «In un caso come quello di Macerata – ad esempio – sarebbe possibile capire quali azioni possono essere messe in campo per prevenire fenomeni di radicalizzazione».

Il progetto si basa su una banca dati eccezionale, in quanto il ministero della Giustizia e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria hanno messo a disposizione del team di Proton i dati di tutti i detenuti per criminalità organizzata dal 1982 a oggi. «Questi dati ci sono stati forniti in forma anonima e la privacy è garantita», specifica Savona. «Le informazioni avute permetteranno di ricostruire i percorsi di carriera criminali, capendo quali sono le strade seguite nel reclutamento di nuovi affiliati». Oggi il progetto, che durerà tre anni, è a metà del percorso, e il modello di simulazione è quasi pronto.

Nel frattempo, un altro progetto Horizon 2020 punta a realizzare un sistema automatico di data-mining e di soluzioni di analisi per capire come funzionano i network terroristici, seguendone le loro attività sul web in chiaro, nonché sul deep e dark web. Questo programma è chiamato Dante, acronimo di “Detecting and ANalysing TErrorist-related online contents and financing activities”, ossia “Analisi e rilevazione dei contenuti online riferiti a terroristi e alle loro attività di finanziamento”. Al programma partecipano 18 organizzazioni di 10 Paesi europei, tra cui il comando generale dell’arma dei Carabinieri, il vicentino RiSSC – Centro ricerche e studi su sicurezza e criminalità, nonché le società Engineering – Ingegneria Informatica – e Ciaotech. Il progetto, che ad aprile ha avviato una collaborazione con Proton, ha tra i suoi obiettivi quelli di seguire le attività di fund raising del network del terrore. Le tecniche automatiche consentiranno anche di rilevare e monitorare gruppi o individui particolari.

L’analisi automatica di diverse fonti di dati permette di ottenere risultati utili anche dal semplice web in chiaro. Un esempio è offerto dalla ricerca eseguita all’Università di Tolosa dal team di Dima L. Shepelyansky che si è servito del metodo di indicizzazione di Google per studiare le interazioni tra 95 gruppi terroristici che agiscono su 64 Paesi.

Gli studiosi, che hanno pubblicato i loro risultati a gennaio sull’European Physical Journal, sono partiti da Wikipedia. Nonostante l’uso di una fonte assolutamente aperta, la ricerca ha permesso di misurare “l’influenza di specifici gruppi terroristici sui paesi del mondo”. Secondo i ricercatori questo approccio apre «a ulteriori applicazioni importanti nelle analisi dei network del terrore utilizzando database più avanzati e dettagliati».

L’Università di Stanford, nell’ambito del suo programma «Mapping Militants Project» offre già online la visione di alcune mappe sulle relazioni tra i gruppi del terrore. Sul loro sito è possibile così studiare ad esempio i rapporti tra gli affiliati di Al-Qaeda, ma anche quelli tra i gruppi terroristici italiani fino agli anni ottanta.

Analisi di questo genere possono essere completate dall’applicazione di tecniche Osint, acronimo di Open Source Intelligence, ossia intelligenza da fonti aperte. Questa tecnica di indagine analizza le informazioni presenti sul web, ad esempio sfruttando i social network, per raccogliere dati su singole persone. In questo caso si parte dallo studio delle attività dei gruppi, realizzate con tecniche di data mining e analisi automatica, per spingersi poi a seguire gli individui. È quanto ad esempio sta realizzando all’Università del Missouri, a San Louis, Maurice Dawson, che utilizza l’Osint per affinare i risultati dell’analisi dei network applicata alle attività dei terroristi. Metodologie di questo tipo potrebbero rivelarsi preziose per intervenire su specifiche tipologie di rischio, come quelle legate al noleggio o ai furti di camion usati per travolgere i civili.

© Riproduzione riservata

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http://ilsole24ore.com/art/tecnologie/2018-03-10/come-stanare-terroristi-e-criminali-l-aiuto-dell-intelligenza-artificiale-114836.shtml

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Blockchain e la disi-disintermediazione immobiliare

Chi ha paura di Airbnb?

…e non solo. Molti agenti immobiliari di questo inizio millenio temono fortemente fenomeni di “disintermediazione digitale” (a  me piace parlare di diversa intermediazione, forse è più corretto), temendo che questi possano portare problematiche enormi alla categoria, che si troverebbe in una limitata sfera di competenza, bypassati a piè pari dall’online. Nel turismo ciò che è successo con le OTA è sicuramente significativo, e nei trasporti con Uber siamo assistendo con sempre maggiore forza all’insediamento di colossi che vanno a detenere il massimo numero di informazioni accessibili agli utenti.

Eppure pare arrivare una nuova tecnologia che a sua volta spaventa i “disintermediatori”, la blockchain.

Facciamo un giro nel web:

in questo articolo si vede come un operatore già esistente possa dare dei reali vantaggi economici sullo stesso appartamento rispetto airbnb

In questo vecchissimo articolo (di un anno fa)  si affronta direttamente la questione della blockchain come tecnologia blockchain possa sovvertire realtà affermate come uber, airbnb e itunes,  con l’autore di “Blockchain Revolution”, Don Tapscott pronto a scommettere sulle poenzialità disruptive del fenomeno. Si affronta anche la tematica che vede le nuove applicazioni gestibili da piccole realtà, con una sorta di democraticizzazione delle opportunità. Di fatto la creazioni di registri condivisi sembra poter davvero far scricchiolare meccanismi che per noi sono già assodati.

Quindi il paradosso: i disintermediatori rischiano di essere disintermediati

Se la battaglia si svolge sul campo della velocità d’esecuzione e dei costi per l’utente, un servizio che garantisce minor costi e stessa velocità e anche maggiore certezza sulla tracciabilità risulta ineluttabilmente vincente.

Ma la velocità di risposta in un mercato come questo è fondamentale, e chi è abituato a agire velocemente lo fa.

Qui si parla dell’acquisto da parte di airbnb di una startup dedicata ai micropagamenti, ma come si evince dall’articolo stesso, è interessata alle menti che hanno creato il progetto e alla loro conoscenza più che all’azienda. Quindi si stanno muovendo per assicurarsi un vantaggio competitivo nella gestione di domanda e offerta, cercando nella trasparenza che assicurano sistemi basati sulla blockchain il loro cammino, magari sperimentando meccanismi che permettano alle porte degli appartamenti di aprirsi automaticamente al verificarsi di un pagamento (futuro prossimo? forse).

Quindi la novità è che anche chi è entrato da poco nel mercato sottraendo, a dire degli agenti immobiliari, quote di mercato, è già costretto a guardarsi le spalle da nuovi potenziali competitor, dimostrazione che l’economia condivisa è un processo difficilmente destinato a interrompersi.

Ora torniamo al punto di partenza.

La Blockchain può cambiare realmente il settore immobiliare?

Secondo me sì, stravolgendo molti dei paradigmi che abbiamo oggi, ma vediamo perchè.

Blockchain, questa sconosciuta.

Per molti, parlare di Blockchain vuol dire semplicemente Bitcoin, la criptovaluta più famosa al mondo nata oramai quasi dieci anni fa.

Eppure c’è un mondo dietro, e l’innovazione più importante non è la nuova moneta virtuale in se per se, ma la tecnologia che ne è la base operativa, appunto la blockchain.

esempio facile facile:

la signora Maria che vende casa al signor Gianni.

Immediatamente si attivano tutte quelle “chiavi criptate” per Maria e Gianni relative alle informazioni necessarie per la transazione (dalla proprietà dell’immobile alla capacità economica, alle informazioni relative a vizi e così via).

La transazione arriva in rete e deve essere da questa validata (o meglio da tutti i partecipanti alla blockchain).

Avallata la transazione questa viene inserita in un nuovo blocco.

Il nuovo blocco contiene tutti i dati dell’immobile di Maria e la disponibilità economica di Gianni.

Questo blocco si aggiunge alla CATENA e viene archiviata da TUTTI i partecipanti della rete. Così non sarà più modificabile in alcun modo.

Verificate le condizioni (le chiavi criptate di cui sopra)  la transazione viene autorizzata ed effettuata.

La transazione ora fa parte di un nuovo blocco in cui  anche essa è contenuta.

Quindi torniamo alla Blockchain e iniziamo con il darne una  definizione. Pensiamo a un database che non viaggi più su un unico grande ( e costosissimo) server, ma che sia distribuito su moltissime parti. Quindi le informazioni (come anche le transazioni) sono registrate in modo “diffuso” e collegate le une alle altre. Inoltre un’operazione inserità non è più cancellabile.  Quindi diciamo che la blockchain è una tecnologia che permette di poter certificare informazioni e/o operazioni grazie alla sua natura di distribuzione delle stesse. Non si aggiorna se non c’è la maggioranza degli utenti a farlo, e non permettendo cancellazioni “storicizza” ogni passaggio. Inoltre ogni azione si verifica automaticamente e imprescindibilmente solo al verificarsi di quelle a essa collegata.

E quali possono essere i vantaggi di un registro così distribuito?

Elenco solo i due più evidenti

  • Maggiore sicurezza  (la condivisione con altri utenti salvaguarda i dati e li rende non attaccabili facilmente, e se un ramo si spezza l’albero continua a crescere, esistono rami aggredibili ma non tronchi)
  • Maggiore trasparenza data dall’essere pubblico (ma nascosto fino a quando non occorre e non si hanno le chiavi d’accesso necessarie)

Dalla blockchain si arriva poi agli “smart contract”, che sono il “braccio operativo” della stessa.

Ma cosa sono?

Non li definirò contratti intelligenti perchè la cosa sta creando, almeno in Italia, una grande confusione con l’intelligenza artificiale, di cui tratteremo altrove.

Gli smart contract sono dei programmi in realtà piuttosto semplici, in cui si prevede che questi svolgano un’azione solo ed esclusivamente soddisfatte alcune condizioni preventive.

Ora, abbiamo un registro diffuso e non modificabile arbitrariamente, e una serie di programmi che soddisfatte alcune condizioni, fanno qualcosa.

Quale ambiti di applicazione intravedete con impianti contrattuali sorretti da queste strutture?

Probabilmente moltissimi.

Ma qui ci interessa pensare agli sviluppi potenziali del real estate, e su quelli ci concentreremo.

Immaginiamo innanzitutto dei registri immobiliari certificati non più da un terzo, ma dalla serie di operazioni verificate e condivise nella blockchain.

Immagiamo un accesso al credito in cui, verificate una serie di condizioni (controllo in centrale rischi, analisi reddituale, controllo proprietà etc.) in pochi minuti (o secondi) si possa sapere se e quanto finanziamento è possibile per un cliente x. Inoltre a quel punto, incrociato il dato con il “file” dell’immobile sapremo se lo stesso sia finanziabile attraverso l’accesso ai registri .

A quel punto l’accesso al finanziamento potrebbe essere immediato o quasi, ma qui mi fermo.

Degli spunti di applicazione inoltre li troviamo in questo articolo e vanno dai registri immobiliari (che taglierebbero fuori eventuali funzionari corrotti) alle carte di credito, dalla tracciabilità dei prodotti alle carte fedeltà.

A questo punto per gli agenti immobiliari è finita, schiacciati tra intelligenza artificiale e nuove opportunità?

Assolutamente no. La sfida è appena all’inizio, ma in realtà avremo la possibilità di nuovo di tornare a approfondire e focalizzare le nostre peculiarità: la capacità di fare relazioni e negoziare, di creare rapporti con gli utenti, intervistarli, e avere quel ruolo che almeno per molti anni a venire, nessuno strumento informatico potrà sostituire. Probabilmente questa è e sarà la più grande opportunità per costituirsi realmente in un sistema.

[to be continued]

 

 

 

 

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