Massimo Onofri – Il Blog

L’Agente Immobiliare, un lavoro che non esiste più…

…almeno non nel modo in cui continuiamo a raccontarcelo.

Sarei curioso di sapere, chiedendolo esplicitamente, cosa risponderebbero i colleghi alla domanda -cosa fa un agente immobiliare?- Credo che uscirebbero risposte il più delle volte anacronistiche, con palesi invasioni di campo in professionalità altrui, alla disperata ricerca di un riconoscimento sociale che andasse oltre i luoghi comuni del “tizio in giacca e cravatta che guadagna tanto per aprire le porte”.

L’attenzione al prodotto, anziché al servizio, evidenziata in un interessantissimo articolo di Stefano Lopes Pegna che trovate su linkedin, ha perennemente rinviato il momento in cui decidere una volta per tutte cosa siamo.

Le stesse associazioni di categoria sembrano percorrere la strada del “parallelismo professionale” con altri attori del settore come notai, architetti, geometri, come se ci fosse necessità di trasformarci in “notaietti” o “certificatori”, cosa che in realtà non ci compete e che soprattutto il mercato (vedi il sondaggio di ideaRE 2017; a proposito, ma perché nessuno dei player ha ritenuto valido studiare il mercato utilizzando un sondaggio gratuitamente fruibile e con campione da far invidia alle migliori società demoscopiche? ) non vuole e non ci riconosce?

Tra tecnologie che avanzano e troppo spesso sottovalutiamo, e imminente ingresso di nuove professionalità nel settore dell’intermediazione che potrebbero seguire alla caduta dell’incompatibilità, la sfida è importante, e il risultato a favore degli agenti immobiliari tutt’altro che scontato.

Cercare di comprendere quale sia il valore aggiunto che un agente immobiliare può dare in una compravendita e puntare su quello nella comunicazione è l’imperativo che dovremmo avere tutti per cercare di ritagliarci uno spazio nel futuro dell’intermediazione.

Personalmente credo che tornare a focalizzare quell’aspetto negoziale e commerciale a volte così vituperato da alcuni “guru” del settore sia la strada da seguire, laddove i semplici controlli e prequalifiche sull’immobile siano il minimo sindacale che la clientela si aspetta (fatti inoltre da chi è preposto a farli); E da questo cercare di costruire un unicum non replicabile da nessun altro.

Una strada che indiscutibilmente passa tramite la via della collaborazione tra agenti immobiliari, unico modo di far esplodere in maniera esponenziale le doti empatiche, negoziali e commerciali dei singoli.

Basterebbe (si fa per dire) seguire alcuni semplici precetti, che potrebbero portare alla creazione di un vero e proprio enorme “studio associato diffuso“:

sinergia: tra colleghi e altre professionalità, in cui ognuno abbia il proprio ruolo che permetta di gestire una rete di relazioni così fitta da essere impenetrabile da attori improvvisati e non etici.

Trasparenza e univocità: perseguire la strada della comunicazione chiara e incontrovertibile, in cui andare anche oltre le larghe maglie che la legislazione ci concede e darci una modalità di lavoro che preveda che le fasi di trasferimento dei pagamenti, perfezionamento dei contratti e corresponsione delle provvigioni siano delineateavendo sempre a mente la tutela di tutte le parti interessate (oggi alcune condizioni sospensive, domani magari superate blockchain e nuove tecnologie in automazione), e che sia condivisa da tutti gli agenti immobiliari.

Umiltà: La certezza che la sopravvivenza e la prosperità professionale del singolo siano legate interdipendemente a quelle del gruppo. Ancora una volta scomodo Covey per ricordare che ” Quello dell’interdipendenza è un concetto molto più maturo, più avanzato (rispetto a quello dell’indipendenza – ndr). Se io sono fisicamente interdipendente, sono autosufficiente e capace, ma mi rendo conto che voi ed io lavorando insieme possiamo realizzare molto più di quanto io, anche con il massimo impegno, posso fare da solo. Se sono emotivamente interdipendente, ricavo senso del mio valore da me stesso, ma riconosco anche il mio bisogno d’amore, di dare e di ricevere amore dagli altri. Se sono intellettualmente interdipendente, mi rendo conto dell’utilità che i pensieri di altre persone vengano ad aggiungersi al mio.

Naturalmente tutto questo permetterebbe di coltivare quell’intelligenza creativa ed emotiva che sarà il requisito principale della nostra e di tante altre professioni da qui a brevissimo, e per applicarlo e svilupparlo, ancora una volta, secondo me è necessario portare avanti con convinzione quel concetto straordinario chiamato RETE.

per scoprire qualcosa di più sulle nuove competenze previste per competere nel mercato del lavoro nel futuro prossimo consiglio questo articolo e anche questo!

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ecco chi vincerà secondo l’ intelligenza artificiale

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Mondiali di calcio | ecco chi vincerà secondo l’ intelligenza artificiale

Mondiali di calcio |  ecco chi vincerà secondo l' intelligenza artificiale Un’équipe di ricercatori tedeschi ha messo a punto un algoritmo di intelligenza artificiale che ha condotto …

Mondiali di calcio, ecco chi vincerà (secondo l’intelligenza artificiale) (Di martedì 12 giugno 2018) Un’équipe di ricercatori tedeschi ha messo a punto un algoritmo di intelligenzaartificiale che ha condotto 100mila simulazioni del campionato mondiale di calcio che sta per iniziare in Russia. E decretato quale sarà la squadra vincitrice

: Le ragazze italiane sono delle vere professioniste anche se formalmente purtroppo non riconosciute come tali. Gra… – : #Batistuta non ha dubbi: «L’unico ‘nove’ dell’#Argentina è #Higuain» – : Oggi la FIFA assegnerà l’organizzazione dei Mondiali di calcio del 2026: le candidature in corsa sono quella del Ma… –

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L’esame del sangue senza prelievo con l’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale, che ha già avuto un impatto notevole su settori quali trasporti, commercio al dettaglio, energia e banche, sta cominciando a essere applicata in medicina. Le sue profonde capacità mantengono la promessa di consentire la diagnosi precoce della malattia e delle anomalie metaboliche e la speranza di rafforzare medici e pazienti.

Un vantaggio dell’intelligenza artificiale è la sua capacità unica di integrare grandi volumi di dati e di identificare modelli che possono essere sottili o difficili da riconoscere per gli esseri umani. Questi modelli hanno un enorme potenziale per avvisare i medici di importanti cambiamenti fisiologici che devono essere affrontati.

Intelligenza artificiale sotto esame della FDA

Ecco perché ci si è rivolti all’Intelligenza artificiale per inventare un nuovo modo di rilevare le fluttuazioni dei livelli di potassio nel sangue che i pazienti potrebbero facilmente eseguire a casa senza prelievo di sangue. La soluzione è all’esame della Food and drug administration per l’approvazione.

L’iniziativa per creare un “test del sangue incruento” ha fornito informazioni sul processo di creazione di soluzioni guidate dall’Intelligenza artificiale. Il potassio è essenziale per l’omeostasi elettrica cellulare, e il corpo mantiene i suoi livelli all’interno di una gamma ristretta. Le fluttuazioni possono portare ad aritmie potenzialmente letali e morte improvvisa e possono essere causate dai farmaci che usiamo per curare i pazienti più a rischio per questi cambiamenti: quelli con malattie cardiache o renali.

A causa dell’alto rischio di danni al paziente quando i livelli di potassio sono troppo alti o troppo bassi, i medici sono riluttanti a regolare i farmaci che influenzano i livelli di potassio senza prima effettuare un esame del sangue. Come la prevalenza di malattie cardiache e renali e dei loro fattori di rischio, ipertensione e diabete, crescerà anche la popolazione di pazienti a rischio di concentrazioni anormalmente alte e basse di potassio nel sangue (iper-e ipopotassiemia).

Tradizionalmente, gli esami ematici del potassio hanno richiesto sangue ed erano disponibili solo negli studi medici o negli ospedali – limitazioni significative per la diagnosi precoce e le misure preventive. Quindi l’obiettivo era di creare un test che le persone potessero fare a casa, senza attingere sangue. Il rilevamento precoce di livelli anomali di potassio nel sangue consentirebbe una migliore titolazione dei farmaci, la risoluzione dei problemi prima che si manifestino, la prevenzione dei ricoveri e la riduzione dei costi.

L’intelligenza artificiale e il machine learning hanno offerto la possibilità di sfruttare nel tempo un’enorme quantità di dati clinici che potrebbero poi essere utilizzati per generare un algoritmo informatico automatizzato per il nuovo metodo di test.

Il metodo sviluppato utilizza lo smartphone in combinazione con l’analisi algoritmica delle registrazioni Ecg. Così è stato sviluppato un sistema per collegare gli elettrodi a uno smartphone e acquisire una registrazione Ecg di qualità. Quindi è stato sviluppato un algoritmo che rileva sottili variazioni nella morfologia della forma d’onda dell’Ecg per determinare i livelli sierici di potassio in tempo quasi reale. L’approccio è stato convalidato in una serie di studi clinici che hanno permesso di scoprire che i punteggi di potassio sono strettamente correlati con gli esami ematici seriali prelevati dagli stessi pazienti.

L’articolo L’esame del sangue senza prelievo con l’intelligenza artificiale è un contenuto originale di 01net.

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http://www.01net.it/esame-sangue-senza-prelievo-intelligenza-artificiale/

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Intelligenza artificiale, al Mit viene creata ‘Norman’: è la prima a essere psicopatica

Intelligenza artificiale, al Mit viene creata ‘Norman’: è la prima a essere psicopatica

Gli esperti di Boston lo hanno chiamato come il protagonista di Psycho: è nato per dimostrare che i dati con cui si addestra un algoritmo influenzano pesantemente il suo comportamento e, dopo essere stato allenato guardando foto di persone morenti, ha dato risposte inquietanti al test delle macchie di Rorschach

di F. Q. | 5 giugno 2018

Il nome deriva dal protagonista di Psycho, lo scopo è dimostrare che i dati con cui si addestra un algoritmo influenzano pesantemente il suo comportamento. Gli esperti del Mit di Boston hanno creato la prima intelligenza artificiale ufficialmente psicopatica. Si chiama Norman, appunto come il Norman Bates del celebre film di Alfred Hitchcock, ed è capace di osservare una foto e capirne il contenuto dopo aver costruito un database da immagini precedenti. I ricercatori lo hanno così allenato con delle immagini macabre di persone morenti e poi sottoposto al test delle macchie di Rorschach, a cui ha dato risposte inquietanti. E’ stato così dimostrato che precedenti intelligenze artificiali diventate razziste e sessiste erano state influenzate dalle informazioni ricevute dai loro programmatori.

Mentre a Norman facevano vedere le immagini di persone in fin di vita, i ricercatori del Mit hanno infatti addestrato con foto normali di animali e persone un’altra intelligenza artificiale. Entrambe sono state poi sottoposte al famoso test di Rorschach, in cui viene chiesto di interpretare delle macchie di inchiostro indistinte per valutare la personalità. Le differenze tra le due interpretazioni sono risultate evidenti. La macchia che l’intelligenza “normale” interpretava come “un gruppo di uccellini su un ramo” per Norman era “un uomo che subiva una scarica elettrica“. Un “vaso di fiori” diventava “un uomo a cui hanno sparato a morte“. Un “guanto da baseball” è stato interpretato come “un uomo ucciso da una mitragliatrice“.

“Norman nasce dal fatto che i dati che vengono usati per addestrare un algoritmo influenzano significativamente il comportamento – scrivono gli ideatori sul sito – Quindi quando le persone parlano di algoritmi ‘razzisti’ o ‘scorretti’ il problema non è nell’algoritmo in sé, ma nei dati usati”. Il problema è già emerso diverse volte in passato e il caso più celebre è quello di Tay, l’intelligenza artificiale sviluppata da Microsoft sotto forma di utente di Twitter. Pochi giorni dopo il lancio, Tay è diventata razzista a causa dei commenti che leggeva. Uno studio su Science di circa un anno fa ha poi dimostrato che gli algoritmi incorporano gli stessi pregiudizi di chi li programma. Per esempio, associano termini più negativi alle minoranze etniche o legati ai lavori domestici delle donne.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/05/intelligenza-artificiale-al-mit-viene-creata-norman-e-la-prima-a-essere-psicopatica/4406323/

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Il diabete gestazionale si cura con con l’intelligenza artificiale

Un progetto gestito da Fujitsu in Finlandia punta a migliorare le cure e il monitoraggio del diabete nelle donne in gravidanza attraverso un’applicazione mobile che traccia e misura i principali fattori legati allo stile di vita e i dati inerenti i livelli di glucosio nel sangue.

Fujitsu mette a disposizione servizi di modellazione e integrazione dati e con un’interfaccia utente creata ad hoc, permette agli operatori sanitari di visualizzare i parametri dei pazienti per mettere a punto terapie personalizzate.

Il diabete gestazionale si manifesta quando l’organismo non è in grado di produrre sufficienti quantità di insulina per rispondere alle necessità supplementari che si verificano nel corso della gravidanza. Questo tipo di diabete non presenta solitamente alcun sintomo benché possa provocare un parto prematuro o difficoltà alla nascita.

Il progetto condotto attraverso la rete finlandese CleverHealth Network con il coordinamento dello HUS, l’Ospedale Universitario di Helsinki, ricorre a tecniche di machine learning per analizzare i dati sanitari e fornire agli operatori specializzati insight approfonditi sullo stato di salute delle future mamme che presentano un maggior rischio di sviluppare il diabete durante la gravidanza, oltre a proporre indicazioni e terapie personalizzate sulla base delle esigenze e dei profili di rischio individuali.

Il nuovo children hospital dello HUS di Helsinki

Secondo lo HUS, a circa il 18% delle 52.000 donne che partoriscono ogni anno in Finlandia, (quasi 10.000) viene diagnosticato il diabete gestazionale.

Di queste, circa la metà sviluppa successivamente il diabete di tipo 2, condizione per la quale l’insulina o non viene prodotta dal pancreas in quantità sufficiente o non suscita reazioni da parte delle cellule dell’organismo.

Tutto questo provoca ogni anno 5.000 nuovi malati di diabete, le cui terapie possono arrivare a costare 28 milioni di euro.

Il progetto CleverHealth Network punta a migliorare le terapie e il monitoraggio del diabete gestazionale: a questo scopo è in fase di realizzazione un’applicazione mobile che misura e memorizza i dati relativi ai livelli di glucosio nel sangue delle mamme, alla loro attività fisica, all’alimentazione, al battito cardiaco e al peso quotidiano rendendo tutte queste informazioni disponibili in tempo reale agli operatori sanitari.

Un data lake per il diabete

Fujitsu ha la responsabilità di fornire i servizi di modellazione e integrazione dati che assicurano la compatibilità delle informazioni sia con il data lake dello HUS che con il sistema nazionale finlandese di cartelle cliniche (Kanta PHR), un data repository statale nella quale le persone possono consultare e gestire i propri dati sanitari individuali.

Fujitsu sta inoltre progettando un’interfaccia utente che permetterà agli operatori sanitari di interpretare le informazioni con facilità.

Il progetto si avvale di tecniche di machine learning per fornire indicazioni e terapie personalizzate sulle esigenze di ogni singolo paziente in base al relativo profilo di rischio individuale.

Il deployment dell’intelligenza artificiale rende inoltre possibile ottenere previsioni sulla salute futura sia della mamma che del bambino.

Per esempio, gli insight basati su intelligenza artificiale possono indicare preventivamente i livelli di glucosio nel sangue della gestante nonché il peso e l’indice di massa corporea (BMI) del neonato al momento della nascita, rendendo pertanto possibile la definizione di consigli preventivi mirati in termini di stile di vita e scelte alimentari.

L’ad di Fujitsu Italia, Bruno Sirletti

L’Ad di Fujitsu Italia Bruno Sirletti, sottolinea come la piattaforma fa leva su analytics e dati raccolti da sensori per ricavare informazioni e indicazioni utili per gli operatori sanitari, che devono essere messi nella condizione di visualizzare in modo chiaro i principali parametri ed eventuali anomalie.

Per il CEO dello HUS, Aki Lindén, si dispone di una notevole opportunità per rivisitare il modo di prevenire e curare numerose patologie integrando una ricerca di alta qualità nella pratica clinica allo scopo di sviluppare un servizio interamente nuovo.

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Intelligenza artificiale, cosa fanno Francia, Italia, Europa e Usa

L’analisi di Jean-Pierre Darnis dell’Istituto Affari Internazionali

Il 29 marzo, Emmanuel Macron ha illustrato la strategia francese per l’Intelligenza Artificiale, dopoun’illustrazione della materia da parte del deputato e matematico francesce Cédric Villani. Il giorno successivo, Macron ha concesso un’intervista al mensile americano Wired, la bibbia mondiale dei geeks. All’annuncio della mobilitazione di 1,5 miliardi di euro in fondi pubblici per lo sviluppo dell’IA, Macron ha aggiunto il potenziamento della ricerca pubblica sotto la guida dell’Inria (Institut National de Recherche en Informatique et Automatique), il sostegno all’iniziativa di investimento tecnologico Jedi, una dichiarazione in cui si dice che l’Amministrazione francese utilizzerà in futuro algoritmi trasparenti per le sue applicazioni e annunci sulla creazione o sul potenziamento dei centri francesi di ricerca sull’IA di Google, Facebook, Samsung o Fujitsu.

UNA ‘VIA EUROPEA’ ALL’INNOVAZIONE TECNOLOGICA

Presi separatamente, questi elementi potrebbero sembrare dettagli tecnici. In realtà, essi si collegano fra di loro in quella che appare essere un’ampia visione politica, ben espressa nell’intervista a Wired. Macron parla di una “via europea” all’ intelligenza artificiale, che si deve differenziare sia da quella statunitense sia da quella cinese, collocando la visione politica al centro della scelta tecnologica e insistendo sul connubio fra i due elementi. Macron, inoltre, dice che la promozione di un modello politico passa attraverso le scelte tecnologiche, un elemento ben presente alla comunità tech, ma che finora difficilmente emergeva nei discorsi politici.

La distinzione fra modello europeo e statunitense è già stata messa in evidenza dallo scandalo Cambridge Analytics, in cui è emerso che l’Europa privilegia la regolamentazione tramite strumenti normativi come la Gdpr, mentre gli Stati Uniti preferiscono una miscela fra sviluppo libertario della tecnologia e liberismo nel mercato privato. Macron, non solo parla di Europa, ma evoca pure una possibile regolamentazione sul mercato statunitense tramite leggi antitrust.

LE DIFFERENZE TRA UE, USA E CINA: VISIONI, NON SOLO GADGET

La differenziazione dell’Europa nei confronti della Cina poggia sul rifiuto del controllo tecnologico totalitario che si sta sviluppando in quel Paese. Tra gli esempi più inquietanti c’è la costruzione del Social Credit System che prevede di dare un punteggio ai cittadini seconda della loro “affidabilità sociale”.

Tra gli aspetti più interessanti delle recenti dichiarazioni di Macron c’è, al contrario, la sua difesa di un ordine liberale non globale, ovvero la rivendicazione della scala nazionale o europea come luogo fondamentale di esercizio della democrazia, anche collegata a una politica fiscale che permetta una ridistribuzione in grado di compensare gli impatti negativi dell’evoluzione tecnologica. Un punto importante è la difesa di una visione che si potrebbe definire “classica” di un ‘liberalismo alla francese’.

UNA RISPOSTA ALLA CRISI DELL’IPER-LIBERALISMO

Con la rivendicazione della scala democratica nazionale ed europea, anche come luogo di redistribuzione e quindi di giustizia sociale, e l’accento messo sul progresso umano, Macron rivisita il positivismo di Auguste Comte per adattarlo alle esigenze moderne: una visione di liberalismo che si riconcilia anche con Saint-Simon.  Si tratta di un’operazione interessante perché formula una risposta alla crisi del liberalismo, o per essere più precisi alla crisi dell’iper-liberalismo che investe l’insieme delle società occidentali.

Vi è quindi una visione della tecnologia usata per rinnovare il modello classico di Stato-Nazione, concepito anche come modello europeo. Si tratta di riflessioni che possono avere un riscontro positivo pure in Italia. Nell’attuale contesto politico, osserviamo poca mobilitazione intorno alle tematiche tecnologiche. Uno dei punti più rilevanti è stato il rapporto sull’ Intelligenza Artificiale presentato dalla task force AI dell’Agid (Agenzia per l’Italia Digitale).

L’ATTENZIONE DELL’ITALIA E I POTENZIALI IMPATTI POLITICI E SOCIALI

Il rapporto insiste sul ruolo potenziale dell’AI nei rapporti con i cittadini e nelle sue applicazioni pubbliche, una linea che incrocia la visione dell’AI pubblica “aperta” enunciata da Macron. Nell’arco politico italiano possiamo rilevare l’impegno di Davide Casaleggio e del suo studio sul tema dell’ Intelligenza Artificiale per il comparto aziendale, il che sta determinando una sensibilità alla questione del M5S con riscontri anche sul blog di Beppe Grillo.

Tra l’altro, diversi esponenti del M5S stanno proponendo il tema della rivoluzione digitale, designando la società a controllo pubblico Open Fiber come veicolo privilegiato della digitalizzazione italiana. Anche li possiamo vedere un’impostazione piuttosto vicina a quella francese, con l’insistenza sul ruolo motore del settore pubblico come investitore e sviluppatore di capacità e pure su quello della Pubblica Amministrazione come luogo di realizzazione di una trasparenza digitale.

Infine va rilevato che in ambienti para-vaticani, si sta svolgendo un’approfondita riflessione sull’uomo e l’Intelligenza Artificiale. La recente organizzazione di un hackathon in Vaticano (V Hack), pur se non strettamente legata alla tematica AI, è indicativa dell’interesse della Santa Sede per l’argomento digitale, con la partecipazione del Cortile dei Gentili, il forum di dialogo voluto dal Pontificio Consiglio per la Cultura. Pur con impostazioni diverse, vi è centrale la tematica dell’uomo e dell’umanesimo nell’ Intelligenza Artificiale.

UNA FORTE CONVERGENZA FRA ATTORI DIVERSI SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Macron ha una sua strategia francese, ma possiamo constatare che in Italia ci sono tendenze disparate ma in qualche misura convergenti con la visione francese. La visione umana dell’ Intelligenza Artificiale con un forte ruolo dello Stato ben corrisponde alle tradizioni di entrambi i Paesi  e illustra anche una relativa convergenza con il liberalismo mitigato da visioni sociali e da volontà di tutela nazionale ed europea che è stato espresso con forza dal presidente francese, ma che si ritrova  anche nelle dichiarazioni di vari attori italiani.

Tutto ciò comporta una dinamica molto significativa. Anche se gli attori sembrano separati da barriere politiche o istituzionali, esiste una paradossale ma forte convergenza sul tema dell’ Intelligenza Artificiale, sia nel contesto francese e/o italiano sia nel contesto europeo. La crescita della presidenza Macron sotto il profilo della strategia per l’AI rappresenta un passo fatto importante, che chiama in causa altri governi europei per fare progredire il consenso nell’Unione Europea. L’Italia ne ha tutte le capacità, basta che ci sia un governo.

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AlterEgo, il dispositivo che trascrive le frasi bisbigliate

Parlare fra sé e sé, a voce bassissima e in maniera da non essere percepiti dagli altri – un’azione quasi intermedia fra il parlare e il pensare – può diventare spesso un’abitudine. Per non perdere le nostre vocalizzazioni interne, che possono contenere idee e concetti importanti, oggi un nuovo strumento di intelligenza artificiale consente di rilevarle e trascriverle su schermo . A metterlo a punto è un gruppo di ricercatori del Mit Media Lab. Così, mentre studiamo, cuciniamo, siamo intenti nel lavoro o in altre attività, questo sistema, chiamato AlterEgo, consentirebbe di non perdere le nostre conversazioni silenziose e di metterle per iscritto, ad esempio sul pc o su altri dispositivi digitali. I risultati sono stati presentati alla 23esima International Conference on Intelligent User Interfaces dal gruppo del Mit Media Lab.

Il sistema è costituito da un dispositivo indossabile, che si appoggia sull’orecchio e segue la mandibola. Questa sorta di cuffia-microfono hi-tech si collega, senza fili, ad un sistema di calcolo basato sul machine learning, cioè un insieme di metodi di apprendimento automatico (che rientrano nei sistemi di intelligenza artificiale), i quali riportano per iscritto le conversazioni fra sé e sé della persona.

L’idea di studiare le vocalizzazioni interne, o sotto-vocalizzazioni, nasce nel ‘900, ma viene approfondita soltanto a partire dagli anni ’50. Uno dei risultati più importanti, negli anni ’60, all’interno dello speed-reading, cioè della trascrizione della lettura veloce, fu quello di eliminare queste sottovocalizzazioni, rendendo il discorso a voce alta più nitida.

Il modello hi-tech odierno, invece, mette a fuoco proprio le conversazioni secondarie e silenziose. Per farlo, si fonda su analisi acustiche molto sottili: alcuni elettrodi rilevano i segnali neuromuscolari nella mandibola e sulla faccia, attivati proprio dalla verbalizzazione interna.

Gli autori hanno chiesto a un gruppo di 10 partecipanti di riprodurre più volte una serie di parole, individuando tramite elettrodi i punti del viso in cui questi segnali erano più riproducibili e potevano essere colti con maggiore facilità. Una volta selezionati questi snodi facciali, hanno raccolto dati di brevi frasi di circa 20 parole, una contenente calcoli di aritmetica(addizioni e moltiplicazioni) e una le mosse degli scacchi. Raccolti i dati, poi, hanno utilizzato un network neurale che ha consentito di individuare le associazioni fra i segnali neuromuscolari e le parole associate. In questo caso, l’accuratezza, cioè la precisione, nella trascrizione, è stata pari al 92%. E si può fare ancora di più, includendo un numero maggiore di vocaboli utilizzabili e raccogliendo più dati.

Le applicazioni di questo sistema di intelligenza artificiale potrebbero essere molteplici. Per esempio, per utilizzare le app sui dispositivi mobili e cercare informazioni si deve distogliere l’attenzione dall’attività che si sta svolgendo per digitare la richiesta ad esempio sul cellulare. Così, il team di ricerca ha voluto sperimentare nuove modalità di utilizzo della tecnologia senza dover interrompere ciò che si sta facendo. Oppure, quando ci si trova in ambienti silenziosi e non si può parlare a voce alta. Altre applicazioni specifiche e utili, secondo gli autori potrebbero essere cuffie per i controllori dell’atterraggio degli aerei, situazioni in cui vi è frastuono e non si riesce bene a comunicare. Ma potrebbe essere d’aiuto anche per persone che hanno una patologia per cui non riescono a parlare normalmente, ad esempio pazienti con un tumore che ha colpito le corde vocali e che potrebbero beneficiare di un sintetizzatore (in questo caso vocale e non per iscritto) che si impegni per loro.

Via: Wired.it

L’articolo AlterEgo, il dispositivo che trascrive le frasi bisbigliate sembra essere il primo su Galileo.

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L’intelligenza artificiale di Ibm dibatte sull’uso della telemedicina

Per verificare se l’intelligenza artificiale possa partecipare a un dibattito con le persone i e portare un contributo dialettico alla presa di decisioni o alla sintesi di punti di vista diversi presso l’IBM Watson Center di San Francisco è stato condotto un doppio test.

Nel primo il campione di dibattiti israeliano Noa Ovadia e il sistema di intelligenza artificiale IBM Project Debater hanno argomentato a favore e contro la dichiarazione: “Dovremmo sovvenzionare l’esplorazione spaziale“.

Entrambe le parti hanno avuto la possibilità di esporre la loro dichiarazione di apertura in quattro minuti, una confutazione in altri quattro minuti e un sommario finale di due minuti.

Project Debater ha fatto la sua dichiarazione iniziale sostanziandola con dati, sostenendo poi che l’esplorazione spaziale può avvantaggiare il genere umano poiché aiuta a far progredire le scoperte scientifiche e ispira i giovani ad aprire la mente verso nuove realtà.

Noa Ovadia, campione israeliano di dibattito nel 2016, si è opposto sostenendo che ci sono ambiti migliori per utilizzare i fondi pubblici: nella ricerca sulla Terra, per esempio.

Dopo aver ascoltato l’argomentazione di Noa, Project Debater ha rilanciato confutando con l’idea che i potenziali benefici tecnologici ed economici derivanti dall’esplorazione spaziale siano superiori alle altre spese affrontate dai Governi.

A seguito delle conclusioni esposte da entrambe le parti, un sondaggio istantaneo tra il pubblico ha mostrato che la maggioranza degli ascoltatori riteneva che Project Debater avesse elementi di conoscenza rilevanti sul tema affrontato.

Ciò che ha impressionato l’uditorio è che un sistema di intelligenza artificiale impegnato in un dibattito assieme ad un esperto umano, abbia ascoltato le sue argomentazioni e abbia risposto in modo convincente con il proprio ragionamento senza un copione prestabilito.

Secondo test: come usare la telemedicina

Nella seconda fase del test, un secondo dibattito ha visto impegnati il sistema IBM ed un altro esperto israeliano, Dan Zafrir, per dibattere sulla dichiarazione: “Dovremmo aumentare l’uso della telemedicina“.

Project Debater non era stato istruito in precedenza sul tema e, ciò nonostante, è comunque stato in grado di argomentare efficacemente.

Ladomanda più significativa che sorge al termine del nuovo test sulle capacità dell’intelligenza artificiale: qual è lo scopo di Project Debater?

Nel corso del tempo, e negli ambiti aziendali compatibili con questa applicazione, ci muoveremo sempre più verso l’utilizzo di questo sistema di intelligenza artificiale per agevolare il ragionamento, il problem solving, su questioni che non sono ancora state risolte.

Il ruolo svolto da Project Debater sarà quello di facilitatore nel far meglio circolare pensieri, opinioni, punti di vista e riflessioni per arrivare ad una sintesi efficace ed efficiente. Un “Thinker” al servizio di pensatori in carne ed ossa.

Project Debater riflette la missione di “IBM Research” di sviluppare un’intelligenza artificiale che impari diverse discipline per aumentare le capacità umane. Gli assistenti di inteligenza artificiale sono diventati molto utili per noi grazie alla loro capacità di condurre ricerche per sofisticate parole chiave e rispondere a semplici domande o richieste.

Project Debater esplora un nuovo territorio: assorbe enormi e diversificate serie diinformazioni e opinioni per aiutare le persone a costruire ragionamenti convincenti e prendere decisioni consapevoli.

Questa tecnologia si espanderà grazie alle capacità di IBM Watson, utilizzando già le API di Watson Speech to Text, e contribuirà a migliorare le funzionalità avanzate di dialogo e linguaggio di Watson. Le future tecnologie di Project Debater saranno commercializzate in IBM Cloud.

Come si è arrivati a Project Debater

Costruire il sistema è stata una sfida difficile e complessa per Ibm. Negli ultimi sei anni, un team di ricerca IBM globale guidato dal laboratorio di Haifa, in Israele, ha dotato Project Debater di tre capacità, ognuna delle quali innovativa nell’ambito dell’Interlligenza artificiale: la scrittura e l’esposizione di un discorso basato sui dati; la comprensione e l’ascolto che può identificare affermazioni chiave all’interno di un discorso lungo e continuo; la modellazione dei dubbi dell’uomo in un grafico di conoscenza unico per consentire ragionamenti etici (qui i 30 articoli pubblicati con accesso ai set di dati di addestramento).

Il test condotto a San Francisco è un passo significativo nel progresso dell’intelligenza artificiale: grazie a queste nuove funzionalità, questa intelligenza artificiale potrà interagire ancora più naturalmente ed in modo empatico con le persone, rendendo più efficace il supporto alle decisioni umane.

L’articolo L’intelligenza artificiale di Ibm dibatte sull’uso della telemedicina è un contenuto originale di 01health.

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Delitto di Bari, ergastolo all’agente immobiliare che uccise il collega per invidia

Delitto di Bari, ergastolo all’agente immobiliare che uccise il collega per invidia

Fece uccidere il collega perché stava per aprire un’agenzia immobiliare a pochi passi dalla sua. Giuseppe Sciannimanico venne ucciso a colpi di pistola il 26 ottobre 2015 a Japigia, nell’entroterra pugliese.

in foto: Roberto Perilli e Giuseppe Sciannimanico

La corte d’assise di Bari ha condannato al carcere a vita Roberto Perilli, l’assassino di Giuseppe Sciannimanico, il giovane ucciso il 26 ottobre 2015 a Japigia. Movente del delitto che sconvolse la Puglia l’invidia professionale dell’agente immobiliare nei confronti di Giuseppe, che all’epoca dei fatti era in procinto di aprire un’agenzia immobiliare Tecnocasa nei pressi di quella dove il Perilli era dipendente.

A mettere in pratica il piano omicida, ha stabilito il tribunale, fu Luigi Di Gioia, un pregiudicato che lavorava come custode nel garage dove Perilli era solito parcheggiare l’automobile, condannato a trent’anni di reclusione come esecutore materiale. Alla lettura della sentenza erano presenti familiari, amici e colleghi di Sciannmanico, che hanno commentato: “Giustizia è fatta”. Perilli ha assistito in cella senza mostrare reazioni.

Secondo la ricostruzione del pm che ha condottole indagini della Squadra Mobile, Francesco Bretone, Perilli e Di Gioia avrebbero attirato la vittima in una trappola per poi ucciderlo con due colpi di pistola alla spalla e alla testa. Giuseppe, era convinto che si trattasse di un appuntamento per visionare un immobile. Inizialmente gli inquirenti non esclusero la pista della malavita locale, che venne scartata dopo le dichiarazioni di un pentito, vicino a Nicola di Gioia, fratello di Luigi (l’esecutore materiale). “A Japigia – disse il collaboratore di giustizia – non si possono commettere questo omicidi di persone per bene. Qui sappiamo che se tocchi una persona tranquilla la giustizia ti deve prendere per forza. Japigia che è una zona di pace, non è una zona di guerra”.

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https://www.fanpage.it/delitto-di-bari-ergastolo-all-agente-immobiliare-che-uccise-il-collega-per-invidia/

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