Massimo Onofri – Il Blog

Delitto di Bari, ergastolo all’agente immobiliare che uccise il collega per invidia

Delitto di Bari, ergastolo all’agente immobiliare che uccise il collega per invidia

Fece uccidere il collega perché stava per aprire un’agenzia immobiliare a pochi passi dalla sua. Giuseppe Sciannimanico venne ucciso a colpi di pistola il 26 ottobre 2015 a Japigia, nell’entroterra pugliese.

in foto: Roberto Perilli e Giuseppe Sciannimanico

La corte d’assise di Bari ha condannato al carcere a vita Roberto Perilli, l’assassino di Giuseppe Sciannimanico, il giovane ucciso il 26 ottobre 2015 a Japigia. Movente del delitto che sconvolse la Puglia l’invidia professionale dell’agente immobiliare nei confronti di Giuseppe, che all’epoca dei fatti era in procinto di aprire un’agenzia immobiliare Tecnocasa nei pressi di quella dove il Perilli era dipendente.

A mettere in pratica il piano omicida, ha stabilito il tribunale, fu Luigi Di Gioia, un pregiudicato che lavorava come custode nel garage dove Perilli era solito parcheggiare l’automobile, condannato a trent’anni di reclusione come esecutore materiale. Alla lettura della sentenza erano presenti familiari, amici e colleghi di Sciannmanico, che hanno commentato: “Giustizia è fatta”. Perilli ha assistito in cella senza mostrare reazioni.

Secondo la ricostruzione del pm che ha condottole indagini della Squadra Mobile, Francesco Bretone, Perilli e Di Gioia avrebbero attirato la vittima in una trappola per poi ucciderlo con due colpi di pistola alla spalla e alla testa. Giuseppe, era convinto che si trattasse di un appuntamento per visionare un immobile. Inizialmente gli inquirenti non esclusero la pista della malavita locale, che venne scartata dopo le dichiarazioni di un pentito, vicino a Nicola di Gioia, fratello di Luigi (l’esecutore materiale). “A Japigia – disse il collaboratore di giustizia – non si possono commettere questo omicidi di persone per bene. Qui sappiamo che se tocchi una persona tranquilla la giustizia ti deve prendere per forza. Japigia che è una zona di pace, non è una zona di guerra”.

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https://www.fanpage.it/delitto-di-bari-ergastolo-all-agente-immobiliare-che-uccise-il-collega-per-invidia/

I 5 punti cardine del cambio di paradigma portato da Intelligenza Artificiale e realtà virtuale

Intelligenza Artificiale e realtà virtuale sono fenomeni esponenziali che portano con sé enormi opportunità ma anche grandi rischi

A cura di Giuseppe Caiazza, CEO IPG Mediabrands/McCann Worldgroup Italia

Mi trovo davanti a uno schermo su cui è proiettato un video di otto anni fa (febbraio 2010), sono a Barcellona al Mobile World Congress 2018: parla Eric Schimdt – allora amministratore delegato di Google – e quello che dice è: “Tra qualche anno sarà tutto mobile”. In otto anni non solo questa “premonizione” è diventata realtà, ma ci sembra anche scontato che sia così. Ve lo immaginate un mondo in cui non si possa fare un acquisto dal nostro telefonino? O in cui se vi viene fame, ma è domenica e non avete voglia di uscire, non possiate ordinare un pasto da una delle tante piattaforme di food delivery? O, anche più semplicemente, immaginatevi di dover raggiungere un posto che non conoscete e vi troviate senza connessione, niente Google Maps, niente rete per fare una telefonata… Cosa fareste?

Cosa faremmo, oggi, senza la tecnologia mobile? E come è potuto accadere tutto così velocemente? Sembra un’eternità che facciamo uso del mobile, ma non è così: sono fenomeni esponenziali, che accorciano i tempi impiegati per percorrere una stessa distanza. Ci sono voluti secoli per inventare la prima linea telefonica, rimasta pressoché uguale per circa un secolo, in 40 anni poi è successo di tutto: il primo telefono cellulare, il primo smartphone, le videochiamate, le app, l’intelligenza artificiale.

Cinque i punti cardine di questo cambiamento, raccolti su IPG WAREHOUSE, la piattaforma che analizza ricerche ed approfondimenti legati a temi sociali e di attualità.

Più velocità, più opportunità

Nel giro di pochi anni sono comparse e diventate comuni cose che non avremmo saputo immaginare. Nel 2010 l’unico modo per fare una telefonata video era via Skype, oggi possiamo farlo da ogni app di messaggistica che usiamo normalmente per comunicare con amici e colleghi. Le app oggi ci conoscono più di quanto ci conosciamo noi stessi. Pensate a Spotify che vi suggerisce la musica che vi potrebbe piacere (e ha quasi sempre ragione). O ad Uber che è probabilmente in grado di stimare e ottimizzare gli spostamenti delle persone meglio del trasporto pubblico grazie proprio all’utilizzo dei dati. O a Facebook, che sa molte più cose di noi stessi di quante noi stessi ne sappiamo (ci ricordiamo tutti i like che abbiamo messo a tutti i nostri amici)? Ci stiamo insomma spostando verso un’economia basata sui dati e sulla capacità di attivarli per offrire servizi, prodotti e comunicazione sempre più mirata alle esigenze del singolo individuo grazie ad applicazioni e piattaforme che diventano ecosistemi aperti che interagiscono tra di loro. Con la nuova tecnologia 5G che ne diventa il propulsore, permettendo la trasmissione dei dati e delle informazioni a velocità siderali.

Più velocità, più rischi

Questa velocità però ha un prezzo. Non si sono accorciati solo i tempi per coprire le distanze, ma anche quelli della memoria umana. La tecnologia accorcia tutto: il nostro cervello è così tanto stimolato e così tanto concentrato sul presente che tutto è, o deve essere, immediato. Conseguentemente ricordiamo meno e siamo più vulnerabili alle cosiddette fake news, che a volte, come abbiamo potuto constatare negli ultimi anni, possono condizionare pesantemente i comportamenti di intere comunità. L’indigestione di informazioni ci rende anche più superficiali, mettendo a rischio anche la nostra sicurezza. Ci dimentichiamo della nostra privacy e non stiamo attenti a molte cose di cui nella vita reale, invece, ci preoccuperemmo. Se uno sconosciuto ci fermasse per strada e ci chiedesse il nostro indirizzo email, non glielo daremmo. Allora perché lo lasciamo con così tanta facilità sul web, dove spesso non vediamo nemmeno la faccia di chi ce lo sta chiedendo, né ne conosciamo le intenzioni? Il caso Facebook e Cambridge Analytica è solo la punta di un gigantesco iceberg.

Regolamentazioni più stringenti ed educazione digitale

Poiché esiste il rischio concreto di concentrare sempre di più il potere delle grandi piattaforme digitali che sono in grado più di altri di utilizzare appieno i dati e le tecnologie, sono quindi necessarie, verrebbe da dire quasi naturali, azioni molto più stringenti da parte dei legislatori a tutela dei cittadini. In questo senso, la direttiva GDPR che debutta il prossimo 25 Maggio in Europa, rappresenta un primo ed importante tentativo di disciplinare meglio il gigantesco baratto che ha coinvolto tutti noi che abbiamo ceduto informazioni private, a fronte di accesso a servizi gratuiti (e-mail, app, social network, etc.) senza minimamente interessarci a dove i nostri dati andavano a finire o, peggio ancora, a quale uso si facesse degli stessi. Ma sarà la nostra educazione digitale (e soprattutto quella dei nostri figli), insieme alla consapevolezza di questi aspetti, che, al di là della regolamentazione, rappresenterà l’aspetto chiave per una chiarezza di rapporto tra l’utente e il mondo digitale.

Baby Intelligenza Artificiale…

L’Intelligenza Artificiale è stata protagonista della recente edizione del Mobile World Congress. Va chiarito però che siamo ancora a uno stadio elementare, è come se fosse un bambino di 3/4 anni, quindi con possibilità di crescita esponenziale nei prossimi anni. Le interazioni oggi possibili sono infatti abbastanza banali, le più diffuse e visibili sono quelle vocali, ma da Alexa a Siri a Cortana, tutte le assistenti vocali parlano ancora in maniera frammentata e sconnessa. Nel giro di pochi anni invece riusciranno a fare conversazioni più fluide portando con sé anche un coinvolgimento emotivo perché verranno introdotti anche elementi visuali e non solo uditivi. Viviamo in un mondo che produce sempre più dati e che ha già a disposizione tutte le tecnologie per sfruttarli e renderli “intelligenti”… in altre parole, l’intelligenza artificiale diventerà presto adulta…

Grandi opportunità per i brand

Dal punto di vista creativo questa è una grandissima opportunità: i brand devono incominciare a pensare strategie adatte e adattabili all’Intelligenza Artificiale e al grande tema della ‘customer centricity’, cioè della capacità di un brand di ingaggiare e costruire una vera relazione con l’utente offrendo contenuti, messaggi offerte e prodotti per lui rilevanti, in qualsiasi momento.

Una sfida affascinante che verrà ulteriormente velocizzata dagli sviluppi esponenziali della ‘Realtà Virtuale’. Solo quelli che riusciranno ad abbracciarla per tempo, saranno in grado di affrontarla adeguatamente e vincere. È chiaro però che, di fronte a così tante opportunità, anche il paradigma della creatività cambia radicalmente, trasformandosi in un esercizio sempre meno individuale, dove la capacità di aggregare competenze e tecnologie diverse, diventerà il vero fattore critico di successo.

DIGITALmeet accompagna “Alice nel Paese dell’Intelligenza Artificiale”

Approfondimenti

La cornice è di quelle che scatenano la fantasia – l’Orto Botanico di Padova – e suggerisce già un viaggio: il nostro sarà quello nell’Intelligenza Artificiale. Martedì 12 giugno dalle ore 17, all’Auditorium dell’Orto Botanico, si terrà l’evento “Alice nel Paese dell’Intelligenza Artificiale” promosso ed organizzato, nell’ambito di DIGITALmeet 2018, da beanTech, realtà informatica leader nel territorio che aiuta le aziende ad accelerare il proprio business grazie alla Digital Transformation e all’Intelligenza Artificiale.

L’immagine virtuale

Il mondo di Lewis Carroll – che fu matematico prima ancora che scrittore – ci ha fornito un’affascinante metafora attorno alla quale costruire un evento speciale dedicato all’Intelligenza Artificiale, con una eccezionale presenza come speaker del prof. Pietro Perona (professore presso il California Institute of Technology – CALTECH – e Amazon Fellow, fra i maggiori esperti al mondo di machine learning applicato alla computer vision). Attraverso l’Intelligenza Artificiale, infatti, il mondo reale già oggi viene riflesso in un’immagine virtuale, così come il quotidiano di Alice si riconfigurava nello specchio dei suoi sogni. Abbiamo solo sostituito la penna dello scrittore con algoritmi in grado di apprendere, l’inchiostro del calamaio con modelli matematici in grado di dare forma a un universo digitale che si evolve in tempi esponenziali.

L’intelligenza artificiale

E non pensiamo ai robot antropomorfi che hanno affascinato Hollywood, come gli androidi di Terminator o Westworld. L’Intelligenza Artificiale è già presente – e in modo molto più trasparente – nel nostro quotidiano: nel manifatturiero i prodotti vengono riconosciuti dalle nuove tecnologie per gestirne movimentazione e qualità, mentre la manutenzione stessa degli impianti è anticipata dallo studio del loro stato di funzionamento; negli ospedali la computer vision applicata alla risonanza magnetica ha moltiplicato la velocità di analisi e diagnosi; la realtà aumentata sta cambiando i paradigmi della didattica e del gaming; sempre più spesso ci troviamo a dialogare con assistenti vocali che comprendono le nostre domande e sanno trovare risposte; nel mondo dell’agricoltura e degli allevamenti ci sono mandrie presidiate da cowboy robot, frutta e verdura raccolte da sistemi cibernetici, infestanti estirpati senza la presenza dell’uomo, fattorie smart che garantiscono alta produttività; le fotocamere dei nostri smartphone già adottano tecnologie AI; le strade a breve si popoleranno di mezzi a guida automatica; aziende commerciali, società di assicurazioni e banche affidano al deep learning la profilazione dei propri clienti, sfruttando app e social network.

Il mondo globale

E, dietro lo specchio, il futuro prefigura l’applicazione esponenziale dell’Intelligenza Artificiale in tutti i settori industriali, economici, scientifici, culturali, sociali e militari. Se pensiamo che a livello globale, come emerge dall’ultimo studio condotto sull’argomento da Gartner, solo nel 2018 sarà generato un giro d’affari di 1.200 miliardi di dollari, corrispondente a un +70% rispetto al 2017 e una previsione sul 2022 di un business che raggiungerà i 3.900 miliardi. In questo contesto globale l’Italia come si sta muovendo? I dati pubblicati dal Politecnico di Milano su una ricerca condotta sul mercato italiano fotografa una situazione in cui le potenzialità e le opportunità di business sono ancora poco sfruttate dalle Imprese. Il 56% ha avviato progetti, una soluzione su quattro riguarda i chatbot. In Italia le soluzioni più utilizzate sono quelle di Intelligent Data Processing (35%) e i Virtual Assistant/Chatbot (25%). I settori più avanti nell’adozione di progetti di intelligenza artificiale sono Banking-Finance-Insurance e Automotive, Energia, Logistica e Telco.

Il sisitema

Ma è tutto il sistema economico e sociale che deve ormai fare i conti con queste soluzioni intelligenti e di questo ne parleremo all’evento grazie al contributo del prof Pietro Perona che, prendendoci metaforicamente per mano, ci guiderà alla scoperta dell’Intelligenza Artificiale: cos’è, come funziona e cosa ci dobbiamo aspettare? Ripercorrendo la breve storia dell’A.I. attraverso la descrizione dei principi alla base di questa tecnologia emergente, esplorando alcuni successi ed i limiti riscontrati finora. Concluderà l’intervento con uno sguardo al futuro: come l’A.I. sta evolvendo e quali sono le sfide da affrontare. Ad affiancare il Prof. Perona, interverranno il Prof. Alessandro Beghi dell’Università degli Studi di Padova – Dipartimento dell’Ingegneria dell’Innovazione, Fabiano Benedetti CEO & President di beanTech, Gianni Potti Presidente CNCT Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici e Delegato Confindustria Veneto per Industria 4.0, ricerca ed innovazione, Daniele Fornasier Industrial Solutions Consultant e Fabio Candussio Prof. Dipartimento di Ingegneria e Architettura, Università di Udine.

L’evento

L’evento, promosso e organizzato da beanTech, si inserisce nel ciclo “Aspettando DIGITALmeet”. Patrocinatori dell’evento: Università degli Studi di Padova, il Centro Interdipartimentale di Ricerca “Human Inspired Technologies Research Center”, Confindustria servizi innovativi e Tecnologici, Confindustria Veneto, Fondazione.

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http://www.padovaoggi.it/social/digital-meet-alice-intelligenza-artificiale-padova-2-giugno-2018.html

Ziq arriva il prossimo 1 agosto su Pc e Mac

Midnight Sea e 3D Realms annunciano che Ziq sarà disponibile su Pc e Mac dal prossimo 1 agosto. Si tratta di un frenetico runner arcade ad ambientazione sci-fi. Controlliamo Ziq, un prototipo di nano macchina per aiutarlo a sopravvivere agli esperimenti nefandi di una intelligenza artificiale malvagia. Ostacoli, trappole e insulti costanti dall’IA possono apparire … Continua la lettura di Ziq arriva il prossimo 1 agosto su Pc e Mac →

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Selezione del personale? Ci pensa l’intelligenza artificiale

Il colloquio di lavoro te lo fa un robot. Non è un esperimento né fantascienza, è pura e semplice realtà, a cui dobbiamo abituarci, perché sono tante, ormai, le esperienze di imprese che, grazie all’intelligenza artificiale, stanno completamente trasformando alcune delle loro attività tradizionali come quella della gestione delle risorse umane.

Ad esempio, Unilever, a partire da luglio 2016, ha rivoluzionato il proprio modo di fare recruiting, sfruttando le potenzialità del mondo digital. Utilizzando la Gamification e l’intelligenza artificiale e superando il concetto stesso di Curriculum Vitae, Unilever ha praticamente reinventato l’attività tradizionale di selezione dei candidati, rendendo il processo sicuramente meno dispendioso in termini di risorse, sia umane che temporali, e migliorandone l’efficienza per l’azienda e per i candidati.

Il colosso anglo-olandese non è l’unica realtà in cui la divisione aziendale dedicata alla gestione del personale sfrutta i vantaggi connessi agli strumenti offerti dall’intelligenza artificiale: anche la famosa catena di hotel Hilton ha ridotto i tempi per la ricerca del candidato ideale da 42 giorni a 5 giorni, grazie a un sistema che analizza i video delle persone mentre rispondono alle domande e passa ai raggi x la voce e i gesti; ad Ikea, invece, i colloqui di lavoro li fa il robot Vera.

Dunque, l’intelligenza artificiale sta letteralmente conquistando i direttori del personale che mirano a rendere più efficiente il processo di selezione e valutazione dei candidati attraverso l’utilizzo di sistemi “intelligenti”.

Secondo una recente ricerca di LinkedIn, Global recruiting trends 2018, i sistemi di intelligenza artificiale risultano particolarmente utili nell’attività di ricerca (58% degli HR manager intervistati) e selezione (56%) dei candidati mentre meno utili per le interviste (6%).

Inoltre, la ricerca evidenzia che tra i maggiori vantaggi ascrivibili all’IA applicata al recruiting c’è il risparmio di tempo (per il 67% del campione), maggiore imparzialità e obiettività (43%) e per una percentuale significativa di HR manager (30%) consente anche un risparmio di risorse economiche.

Anche i dirigenti del personale italiani stanno ricorrendo a strumenti di intelligenza artificiale per l’attività di ricerca e selezione dei candidati: dato che emerge da una recente survey condotta da AIDP (Associazione italiana per la direzione del personale), secondo cui il 58% dei manager italiani (su un campione di 3 mila intervistati) ricorre a robot o sistemi automatizzati nei processi di reclutamento e selezione.

Nonostante gli indubbi vantaggi e potenzialità dell’IA, gli esperti, però, ci tengono a precisare che la decisione finale sui candidati rimane un imprescindibile fattore umano e il processo di reclutamento e selezione non potrà mai essere completamente automatizzato.

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http://www.i-com.it/2018/05/08/selezione-del-personale-ci-pensa-lintelligenza-artificiale/

Con l’intelligenza artificiale, le auto autonome si possono trasformarsi in armi

Negli ultimi anni si è parlato molto dei rischi per l’umanità che l’evoluzione delle intelligenze artificiali potrebbe comportare. Gli allarmi lanciati da personalità del calibro di Elon Musk, Stephen Hawking o Bill Gates si sono però sempre concentrati su scenari fantascientifici, che mettevano in guardia, per esempio, da una possibile rivolta delle macchine, pronte a ridurre in schiavitù l’essere umano. 

Questo genere di analisi rischia di distogliere l’attenzione dai pericoli ben più concreti, e imminenti, di una tecnologia come il machine/deep learning. Il report intitolato The Malicious Use of Artificial Intelligence(“l’uso malvagio dell’intelligenza artificiale”), messo a punto da ricercatori di Yale, Oxford, Cambridge e della non-profit OpenAI, si concentra proprio su questi aspetti. 

L’intelligenza artificiale, infatti, viene definita un’innovazione ambivalente: “Gli strumenti per la sorveglianza possono essere usati sia per catturare i terroristi, sia per opprimere i normali cittadini”, si legge per esempio nel report. Allo stesso modo, i droni per le consegnepossono facilmente trasformarsi in armi. 

Ma l’esempio che più di ogni altro può far capire a quali rischi andiamo incontro riguarda le auto autonome: se il cervello elettronico delle self driving cars venisse attaccato da hacker malintenzionati, basterebbe apportare leggerissime modifiche – si legge nel documento – per far sì che l’intelligenza artificiale alla guida dell’auto non sia più in grado di riconoscere i segnali di stop. E questo non è neanche il caso più grave, considerando che già in passatoalcuni hacker hanno dimostrato di poter prendere il controllo in remoto delle auto autonome e dirigerle a piacimento. 

In questo modo, una tecnologia che nasce con la promessa di ridurre gli incidenti anche del 90% può trasformarsi in un’arma nelle mani dei cyberterroristi. Questo non è l’unico caso descritto nel report, che, in generale, mette in guardia da diversi tipi di minacce: l’utilizzo delle AI per sfruttare le vulnerabilità dei software (rendendo ancora più minacciosi gli attacchi DDoS e di altro genere); la capacità delle AI di fornire anche a “individui dotati di scarsa abilità informatica una grande capacità offensiva” (per esempio controllando in remoto un mini-sciame di droni) e infine i rischi causati dalle tecnologie ormai note come “deepfake”, in grado di riprodurre la voce e le fattezze di chiunque e creare, per esempio, finti video di politici inseriti forzatamente nelle situazioni più imbarazzanti. 

In tutti questi casi, comunque, non è l’intelligenza artificiale in sé a essere pericolosa, ma l’uso che se ne può fare. Come aveva spiegato il ricercatore Gordon Briggs – che proprio a questo scopo sta insegnando ai robot a disobbedire ai comandi degli esseri umani – “è molto più probabile che un’intelligenza artificiale compia azioni pericolose perché ha ricevuto precise istruzioni in merito, piuttosto che lo faccia di sua spontanea volontà”. 

Ma il fatto che strumenti progettati con i migliori propositi possano essere utilizzati anche a fini malvagi non è certo una novità; anzi: è qualcosa che caratterizza ogni innovazione ideata dall’uomo, fin dai tempi della scoperta del fuoco. Nel caso dell’intelligenza artificiale, è però il caso di preoccuparsi meno di scenari alla Terminator, per concentrarsi sui veri pericoli che circondano questa straordinaria tecnologia. 

Con l’intelligenza artificiale, le auto autonome si possono trasformarsi in armi

Un report accademico mette in guardia sui pericoli delle AI, ma la fantascienza non c’entra

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http://lastampa.it/2018/02/25/tecnologia/idee/con-lintelligenza-artificiale-le-auto-autonome-si-possono-trasformarsi-in-armi-9oOlX7cqZvj4sGhkETJYJK/pagina.html

La Lombardia e’ il principale mercato immobiliare

Il mercato immobiliare della Lombardia e’ primo in Italia, con 123 mila compravendite residenziali stimate per il 2017, pari al 22,2 per cento del totale nazionale. E’ quanto emerge dal rapporto 2017 sul mercato immobiliare della Lombardia, presentato a Milano da Scenari Immobiliari in collaborazione con Casa.it.

La Lombardia rappresenta il principale mercato immobiliare italiano, con il 22,2 per cento delle compravendite residenziali nazionali stimate per il 2017.

La crescita percentuale delle transazioni in Lombardia rispetto al 2016 è pari al 12,8 per cento, ben al di sopra del tasso medio italiano del 7,7 per cento: la regione è passata da 109mila compravendite del 2016 a 123mila attese per fine 2017, mentre l’Italia da 520mila a 560mila per la fine dell’anno.

Seguono il Lazio con 60 mila compravendite (+8%), Emilia Romagna e Piemonte (51 mila), Veneto (50 mila) e Toscana (35 mila). Ultima la Valle d’Aosta con 1.700 compravendite.

E’ quanto emerge dal rapporto 2017 sul mercato immobiliare della Lombardia, presentato a Milano da Scenari Immobiliari in collaborazione con Casa.it.

Per il 2018si prevede un’ulteriore crescita del mercato immobiliare lombardo con oltre 143 mila compravendite residenziali, pari al 16,7% in più rispetto al 2017, contro il 12,5% in Italia, mentre nel 2020 si prevede di raggiungere le 192 mila transazioni.

Tra i capoluoghi di provincia della Lombardia, sul fronte delle compravendite, secondo il rapporto di Scenari Immobiliari e Casa.it, nella città di Milano la definitiva ripresa economica e i nuovi sviluppi immobiliari generano un progressivo incremento delle transazioni e un ritorno di attrattività della città e del suo vivere urbano, che ha avuto un impulso positivo dall’Expo.

A Milano le compravendite nel 2017 supereranno 33mila unità, circa il 4,2% in più rispetto al 2016, arrivando a trentacinquemila il prossimo anno.

A distanza di dieci anni, le transazioni tornano a superare i volumi del picco del 2007, impostando un trend di crescita che proseguirà nel prossimo biennio.

Tra i capoluoghi di provincia della Lombardia, sul fronte delle compravendite, secondo il rapporto di Scenari Immobiliari e Casa.it, oltre a Milano, registreranno un segno piu’ che positivo nel 2017 Brescia (+11,2% con 2.670 unità), Bergamo (+9,2% con 1.660 unità), Monza (+5,8% con 1.630 unità), Como (+13% con 1.230 unità), Varese (+13% con oltre 1.000 unità), Pavia (+8,6% con 1.000 unità), Cremona (+13,5% con 920 unità), Lodi (+15,9% con 800 unità), Lecco (+7,6% con 700 unità), Mantova (+14% con 650 unità),  Sondrio (+10,3% con 320 unità).

Relativamente ai prezzi medi, in Lombardia, secondo il rapporto di Scenari Immobiliari e Casa.it, le quotazioni dovrebbero aumentare dell’1,3 per cento nel 2018 (0,3 per cento a livello nazionale) con un rialzo costante che proseguirà fino al 2020 superando il picco del 2007 del due per cento. In Italia il trend porterà a una crescita dei valori del 2,9 per cento senza, tuttavia, tornare agli standard pre-crisi.

Per quanto riguarda i singoli capoluoghi lombardi,  i valori medi delle quotazioni a Milano sono in rialzo già dal 2015, con quasi il due per cento in più registrato nel 2016 nel semicentro. Si stacca anche Como, dove i prezzi sono in salita per il 2017 dell’uno per cento circa, primo risultato positivo dopo dieci anni di calo. Andamenti simili si registrano nella maggior parte dei capoluoghi restanti, con Pavia e Bergamo che nel 2017 riportano un’inversione di tendenza.

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Ecco un dispositivo che coglie, comprende e trascrive le parole bisbigliate

(foto: Lorrie Lejeune/MIT)

Parlare fra sé e sé, a voce bassissima e in maniera da non essere percepiti dagli altri – un’azione quasi intermedia fra il parlare e il pensare – può diventare spesso un’abitudine. Per non perdere le nostre vocalizzazioni interne, che possono contenere idee e concetti importanti, oggi un nuovo strumento di intelligenza artificiale consente di rilevarle e trascriverle su schermo . A metterlo a punto è un gruppo di ricercatori del Mit Media Lab. Così, mentre studiamo, cuciniamo, siamo intenti nel lavoro o in altre attività, questo sistema, chiamato AlterEgo, consentirebbe di non perdere le nostre conversazioni silenziose e di metterle per iscritto, ad esempio sul pc o su altri dispositivi digitali. I risultati sono stati presentati alla 23esima International Conference on Intelligent User Interfaces dal gruppo del Mit Media Lab.

Il sistema è costituito da un dispositivo indossabile, che si appoggia sull’orecchio e segue la mandibola. Questa sorta di cuffia-microfono hi-tech si collega, senza fili, ad un sistema di calcolo basato sul machine learning, cioè un insieme di metodi di apprendimento automatico (che rientrano nei sistemi di intelligenza artificiale), i quali riportano per iscritto le conversazioni fra sé e sé della persona.

L’idea di studiare le vocalizzazioni interne, o sotto-vocalizzazioni, nasce nel ‘900, ma viene approfondita soltanto a partire dagli anni ’50. Uno dei risultati più importanti, negli anni ’60, all’interno dello speed-reading, cioè della trascrizione della lettura veloce, fu quello di eliminare queste sottovocalizzazioni, rendendo il discorso a voce alta più nitida.

Il modello hi-tech odierno, invece, mette a fuoco proprio le conversazioni secondarie e silenziose. Per farlo, si fonda su analisi acustiche molto sottili: alcuni elettrodi rilevano i segnali neuromuscolari nella mandibola e sulla faccia, attivati proprio dalla verbalizzazione interna.

Gli autori hanno chiesto a un gruppo di 10 partecipanti di riprodurre più volte una serie di parole, individuando tramite elettrodi i punti del viso in cui questi segnali erano più riproducibili e potevano essere colti con maggiore facilità. Una volta selezionati questi snodi facciali, hanno raccolto dati di brevi frasi di circa 20 parole, una contenente calcoli di aritmetica (addizioni e moltiplicazioni) e una le mosse degli scacchi. Raccolti i dati, poi, hanno utilizzato un network neurale che ha consentito di individuare le associazioni fra i segnali neuromuscolari e le parole associate. In questo caso, l’accuratezza, cioè la precisione, nella trascrizione, è stata pari al 92%. E si può fare ancora di più, includendo un numero maggiore di vocaboli utilizzabili e raccogliendo più dati.

Le applicazioni di questo sistema di intelligenza artificiale potrebbero essere molteplici. Per esempio, per utilizzare le app sui dispositivi mobili e cercare informazioni si deve distogliere l’attenzione dall’attività che si sta svolgendo per digitare la richiesta ad esempio sul cellulare. Così, il team di ricerca ha voluto sperimentare nuove modalità di utilizzo della tecnologia senza dover interrompere ciò che si sta facendo. Oppure, quando ci si trova in ambienti silenziosi e non si può parlare a voce alta. Altre applicazioni specifiche e utili, secondo gli autori potrebbero essere cuffie per i controllori dell’atterraggio degli aerei, situazioni in cui vi è frastuono e non si riesce bene a comunicare. Ma potrebbe essere d’aiuto anche per persone che hanno una patologia per cui non riescono a parlare normalmente, ad esempio pazienti con un tumore che ha colpito le corde vocali e che potrebbero beneficiare di un sintetizzatore (in questo caso vocale e non per iscritto) che si impegni per loro.

Il corto Hyper-Reality di Keiichi Matsuda mostra che aspetto potrebbe avere il nostro futuro prossimo

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L’ecosistema favorisce la collaborazione tra aziende e accademia locale, ma anche gli incentivi spingono nella direzione della ricerca e dello…